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Legge di Bilancio 2026: cosa cambia per buoni pasto e premi di produzione
Gennaio 07, 2026
Ogni anno la Legge di Bilancio – altrimenti detta manovra finanziaria – definisce come lo Stato italiano prevede di gestire entrate e spese pubbliche per l'anno successivo. È uno degli strumenti più importanti di politica economica perché, oltre a stabilire risorse e investimenti, interviene direttamente su tasse, agevolazioni e regole che riguardano le imprese e i lavoratori.
La Legge di Bilancio 2026 (legge n. 199/2025) dedica particolare attenzione al costo del lavoro e al potere d'acquisto dei dipendenti, introducendo misure che rafforzano strumenti già molto diffusi nel welfare aziendale: i buoni pasto elettronici e i premi di produzione.
Buoni pasto elettronici: detassazione fino a 10 euro al giorno
Premi di produzione: aliquota ridotta all'1% nel biennio 2026–2027
Gestire facilmente le novità con le soluzioni Day
Gli altri interventi previsti dalla manovra 2026
Buoni pasto elettronici: detassazione fino a 10 euro al giorno
Una delle novità più rilevanti riguarda i buoni pasto elettronici, che dal 1° gennaio 2026 diventano ancora più convenienti. La soglia di esenzione fiscale e contributiva per i buoni pasto digitali passa da 8 a 10 euro al giorno, mentre resta invariata a 4 euro per i buoni cartacei. Questo significa che l’importo entro questi limiti non concorre alla formazione del reddito da lavoro dipendente e non è soggetto a contributi.
In pratica, in un mese standard con 21 giorni lavorativi, un'azienda può erogare fino a 210 euro di buoni pasto elettronici completamente detassati, contro i 168 euro precedenti. Un vantaggio concreto sia per il lavoratore, che riceve un beneficio netto più elevato, sia per l’azienda, che utilizza uno strumento fiscalmente efficiente.
L'agevolazione si estende anche ai lavoratori part-time, alle giornate di smart working e ai collaboratori con redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente (ad esempio alcuni amministratori). I buoni vengono caricati su card o app e, pur essendo previsto un limite di utilizzo di 8 buoni per volta, questa regola non incide sul regime fiscale e non richiede verifiche da parte dell’azienda.
Nel complesso, la manovra rafforza il ruolo dei buoni pasto elettronici come leva centrale di welfare aziendale, confermandoli come uno degli strumenti più semplici e apprezzati per sostenere il reddito dei lavoratori.
Premi di produzione: aliquota ridotta nel biennio 2026–2027
La Legge di Bilancio 2026 interviene anche sui premi di produzione riducendo, per il biennio 2026–2027, l’imposta sostitutiva dal 5% all’1%, fino al limite di 5.000 euro lordi annui. Restano invariate le regole di base dello strumento: i premi di risultato continuano a essere legati alla produttività, regolati dalla contrattazione di secondo livello e soggetti a contributi.
Accanto alla riduzione dell’aliquota, la manovra introduce anche un’altra novità importante: l’innalzamento da 3.000 a 5.000 euro annui del limite massimo dei premi di risultato convertibili in welfare. L'aumento del massimale amplia la quota di premio che può essere trasformata in credito welfare, ma senza modificare i limiti fiscali previsti dall’art. 51 del TUIR, che restano invariati. Il credito derivante dalla conversione può essere utilizzato liberamente per i servizi disponibili, senza vincoli iniziali di destinazione, offrendo maggiore flessibilità sia alle aziende sia ai lavoratori.
In questo scenario, il welfare aziendale resta uno strumento strategico per le HR. Convertire i premi monetari in credito welfare consente di offrire ai dipendenti un beneficio immediatamente disponibile, flessibile e più conveniente dal punto di vista economico, che si adatta a diverse fasce d’età e fasi di vita. Così il premio diventa parte di una gestione più ampia e consapevole delle politiche HR, sostenendo benessere, motivazione e coinvolgimento dei collaboratori, oltre a rafforzare la pianificazione e l’efficacia delle risorse aziendali.
Gestire facilmente le novità con le soluzioni Day
Per le aziende che utilizzano le soluzioni Day, le novità della Legge di Bilancio 2026 possono essere recepite rapidamente e in autonomia.
L’innalzamento della soglia dei buoni pasto elettronici, ad esempio, è già gestibile direttamente dalla piattaforma Day, senza necessità di rivedere contratti o attivare nuove procedure. Anche sul fronte del welfare, i servizi semplificano l'operatività quotidiana: i crediti possono essere utilizzati sia tramite rimborso di spese già sostenute sia, per alcune categorie, tramite pagamenti diretti online, come nel caso dei servizi accessibili via PagoPA. L’offerta è pensata per rispondere a stili di vita diversi e alle esigenze di dipendenti in differenti fasi della vita, dalle famiglie ai single, dai più giovani ai collaboratori con carichi familiari. Un sistema davvero personalizzabile e modulabile.
A completare l’offerta ci sono i buoni acquisto digitali Cadhoc, attivabili anche occasionalmente e al di fuori di un piano welfare strutturato, per riconoscere valore ai dipendenti in modo immediato.
A supporto delle decisioni aziendali, Day mette a disposizione sul sito strumenti di simulazione che consentono di calcolare in modo immediato il vantaggio economico dell’erogazione in welfare rispetto alla liquidazione in busta paga e di confrontare diverse soluzioni di erogazione dei buoni acquisto in base al numero di dipendenti coinvolti. In questo modo, le modifiche normative trovano una traduzione concreta in strumenti già pronti all’uso, riducendo la complessità gestionale per le aziende e migliorando l’esperienza delle persone.
Gli altri interventi previsti dalla manovra 2026
Oltre ai buoni pasto elettronici e ai premi di produzione, la Legge di Bilancio 2026 prevede un pacchetto di interventi per circa 22 miliardi di euro articolati in diverse aree di politica economica e sociale. Riassumendo:
Fisco e redditi: riduzione dell’aliquota IRPEF al 33% per chi guadagna tra 28.000 e 50.000 euro. Agevolazioni fiscali anche per aumenti contrattuali, lavoro festivo o notturno e altri trattamenti accessori. Confermati i bonus per ristrutturazioni e mobili. Nuove regole per affitti brevi e flat tax, e raddoppio della tassa sulle transazioni finanziarie (Tobin tax).
Famiglie e politiche sociali: revisione dell'ISEE con aumento della soglia della prima casa esclusa dal calcolo. Incremento del bonus mamme e dei congedi parentali, contributi per libri scolastici e scuole paritarie, e rifinanziamento della "Carta dedicata a te" per beni di prima necessità. Previste risorse anche per genitori separati, caregiver e piccoli aumenti per le pensioni più fragili, con proroga dell'APE sociale.
Sanità: stanziamenti aggiuntivi per nuove assunzioni, miglioramento dei trattamenti del personale sanitario e riduzione delle liste di attesa.
Imprese e investimenti: incentivi per investimenti in beni strumentali e tecnologia (iperammortamento 2026–2028), crediti d’imposta per Industria 4.0 e per le zone economiche speciali, proroga della Nuova Sabatini (agevolazione per le PMI che riduce il costo dei finanziamenti destinati all’acquisto di beni strumentali e tecnologie), sterilizzazione di plastic e sugar tax e contributo sulle spedizioni da Paesi extra UE.
Banche e assicurazioni: la manovra chiede un contributo maggiore al settore, aumentando l’IRAP e riducendo alcune agevolazioni fiscali, oltre a prevedere contributi straordinari sugli extraprofitti e versamenti aggiuntivi per le assicurazioni su veicoli e natanti.
Pace fiscale e riserve auree: possibilità di definire carichi fiscali pregressi con rate fino a 9 anni. Conferma che le riserve auree della Banca d’Italia «appartengono al popolo italiano».
In sintesi, la manovra interviene su fisco, famiglie, sanità e investimenti, prevedendo strumenti di sostegno e regole per la gestione dei conti pubblici.
Buoni Pasto
Gennaio 07, 2026
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ULTIMI ARTICOLI
Marzo 30, 2026
Welfare Aziendale
Benessere organizzativo e mobilità: ripensare il lavoro partendo dagli spostamenti
La giornata lavorativa di milioni di italiani inizia molto prima di raggiungere il posto di lavoro. Treni in ritardo, mezzi affollati, traffico congestionato. In media si superano i 40 minuti a tratta: oltre un’ora al giorno, quasi quattro giornate lavorative al mese dedicate esclusivamente agli spostamenti casa–lavoro.
Non è solo una questione di organizzazione, è tempo di vita sottratto al riposo, alla famiglia, agli interessi personali. Non sorprende quindi che il pendolarismo sia oggi tra le principali fonti di stress: oltre due terzi dei lavoratori italiani lo indicano come un fattore di forte pressione, una percentuale superiore alla media europea.
Quando il tragitto quotidiano diventa una routine logorante, l’impatto si riflette sull’energia mentale, sulla concentrazione e, nel lungo periodo, anche sulla motivazione.
Un tema che riguarda anche le disuguaglianze
Perché le aziende non possono restare a guardare
Dal tragitto al benessere: il ruolo del welfare aziendale
Un tema che riguarda anche le disuguaglianze
Il pendolarismo non pesa su tutti allo stesso modo. I dati mostrano che, all’aumentare della distanza tra casa e lavoro, diminuisce la probabilità che una donna resti occupata, soprattutto dopo i trent’anni.
Orari rigidi, responsabilità di cura che si concentrano ancora in gran parte sulle donne e modelli organizzativi poco flessibili trasformano il tempo di spostamento in un ostacolo concreto alla continuità professionale. Ogni ritardo, ogni coincidenza mancata, ogni imprevisto pesa il doppio.
Non si tratta di preferenze individuali o di minore ambizione, ma dell’effetto di un sistema ancora costruito attorno a un lavoratore ideale: sempre disponibile, senza carichi familiari, con piena libertà di movimento.
Così il tragitto casa–lavoro smette di essere un dettaglio logistico e diventa un fattore che incide sulle opportunità, sulla continuità occupazionale e sulle possibilità di crescita. La distanza geografica può trasformarsi in distanza professionale.
Perché le aziende non possono restare a guardare
Il pendolarismo non è solo un problema individuale, ha un impatto diretto sulle organizzazioni. Quasi un lavoratore su due si dice pronto a cambiare impiego pur di lavorare più vicino a casa. Dopo la pandemia, la possibilità di lavorare in modo ibrido o flessibile è diventata un vero criterio di scelta, non un semplice extra.
Ridurre il peso degli spostamenti significa quindi trattenere talenti, rendere l’azienda più attrattiva e migliorare la qualità del lavoro quotidiano.
Le leve sono diverse e già ampiamente sperimentate: smart working strutturato, modelli ibridi, orari flessibili, settimane lavorative corte o rimodulate. Anche uno o due giorni in meno di presenza in sede possono fare una differenza concreta nella gestione del tempo e nella riduzione dello stress.
Accanto alla flessibilità organizzativa, sempre più imprese stanno investendo nella mobilità sostenibile: carpooling tra colleghi con piccoli incentivi economici, rimborsi per il trasporto pubblico, bonus per chi sceglie la bicicletta (tradizionale o a pedalata assistita), flotte di e-bike condivise, parcheggi attrezzati e punti di ricarica.
I risultati sono tangibili: meno costi per le persone, meno emissioni, meno traffico nelle aree aziendali. Ma soprattutto un clima interno più sereno e un impatto positivo sul benessere fisico e psicologico di chi lavora.
Dal tragitto al benessere: il ruolo del welfare aziendale
Ripensare il tempo degli spostamenti significa ripensare il lavoro nel suo complesso. Il benessere dei dipendenti comincia molto prima di arrivare in ufficio, nel momento in cui si preparano a partire, qualunque sia il loro ruolo o il mezzo di trasporto. Anche per questo il welfare aziendale può contribuire concretamente a ridurre lo stress legato al pendolarismo e a rendere più gestibile – o persino utile – il tempo trascorso in viaggio.
In Day applichiamo questi principi anche all’interno della nostra organizzazione, attraverso strumenti che aiutano le persone a gestire meglio tempi di lavoro e spostamenti: lo smart working strutturato fino a 8 giornate al mese e la flessibilità oraria, che permettono di ridurre la rigidità degli orari e di organizzare con maggiore equilibrio il tragitto casa–lavoro.
Accanto a queste soluzioni organizzative, mettiamo a disposizione dei dipendenti e delle aziende clienti la piattaforma welfare di Day, uno strumento versatile e personalizzabile pensato per supportare in modo semplice la gestione della quotidianità lavorativa. Tra i servizi disponibili c’è, ad esempio, il rimborso dell’abbonamento al trasporto pubblico locale, che contribuisce a ridurre i costi degli spostamenti e a incentivare scelte più sostenibili.
La piattaforma offre anche strumenti per valorizzare il tempo del viaggio. Nel box Tempo Libero è possibile accedere ad abbonamenti digitali a riviste, quotidiani e servizi di streaming: chi viaggia in treno, autobus o metropolitana può leggere magazine di attualità e cultura o seguire film e serie TV durante il tragitto. Nella sezione Formazione e Sviluppo Personale sono disponibili corsi online fruibili anche da smartphone, come corsi di lingua o brevi moduli dedicati a competenze professionali e digitali: una soluzione utile per seguire una lezione di inglese o un breve corso di aggiornamento mentre si è in viaggio.
La piattaforma consente inoltre di convertire il credito welfare in buoni acquisto Cadhoc, utilizzabili presso oltre 30 mila esercizi convenzionati. Si possono acquistare libri da leggere durante il viaggio, attrezzature sportive per chi sceglie la bicicletta oppure dispositivi digitali – come cuffie o tablet – che rendono più semplice seguire contenuti formativi o di intrattenimento mentre si è in movimento.
Ridurre il peso del pendolarismo incide sulla qualità del lavoro, sul work-life balance e sulla valorizzazione delle persone. In un momento in cui il tempo è la risorsa più scarsa, aiutare i dipendenti a gestirlo meglio è una forma concreta di attenzione e responsabilità. È anche un modo molto efficace per costruire organizzazioni sostenibili, inclusive e attrattive.
Marzo 23, 2026
News
BenEssere e felicità al lavoro in Italia: cosa racconta l’Osservatorio 2026
Per il secondo anno Day è partner tecnico dell’Osservatorio BenEssere Felicità, l’indagine che misura il rapporto tra lavoro, benessere e felicità nella popolazione attiva in Italia. Promossa dall’Associazione Ricerca Felicità, la ricerca offre una fotografia delle condizioni emotive e organizzative delle persone sul lavoro, evidenziando come il lavoro influisca sulla vita quotidiana, le relazioni e la crescita personale.
L’Osservatorio raccoglie le opinioni di lavoratori di diverse generazioni, settori e ruoli, dipendenti e autonomi, pubblici e privati. Attraverso un questionario online, i partecipanti condividono la propria percezione di benessere e soddisfazione, offrendo uno sguardo dettagliato su performance, salute, collaborazione e motivazione.
Il contributo di Day si concentra sul welfare aziendale, approfondendo come i lavoratori percepiscono, recepiscono e utilizzano i servizi dedicati al benessere. Questo permette di raccogliere informazioni preziose per progettare servizi sempre più efficaci, comunicare in modo chiaro e sviluppare strumenti formativi mirati.
Il commento dei dati dell’Osservatorio 2026
Il BEF Index: sei dimensioni per leggere il benessere nel lavoro
Il commento dei dati dell’Osservatorio 2026
Dai dati raccolti quest’anno, non si rileva una crisi diffusa di felicità, ma neanche un benessere marcato: prevale una specie di "zona grigia" che riflette contesti professionali stabili, ma non sempre forieri di soddisfazione. I lavoratori valutano il proprio lavoro in modo prudente, riconoscendo gli elementi positivi, ma anche limiti e criticità.
Tra le priorità emergenti c’è la crescente attenzione all’equilibrio tra vita privata e lavoro, che ha scalzato lo stipendio al primo posto nelle richieste dei lavoratori. Seguono a ruota la qualità delle relazioni professionali e l’autonomia nella gestione delle proprie attività. La possibilità di decidere come e quando organizzare il lavoro aumenta il senso di controllo e contribuisce a ridurre lo stress, mentre contesti rigidi o poco partecipativi incidono negativamente sul benessere percepito.
Emergono preoccupazioni legate all’innovazione tecnologica. Circa un lavoratore su quattro teme che l’intelligenza artificiale possa modificare o addirittura sostituire le proprie attività. La formazione digitale, richiesta da oltre la metà dei partecipanti, è fondamentale, ma non basta: per accompagnare i cambiamenti servono anche qualità della governance organizzativa e regole chiare.
La ricerca si sofferma anche sul rapporto tra lavoro e responsabilità sociale delle imprese. Solo una parte dei lavoratori ritiene che la propria azienda abbia un impatto positivo sulla società, mentre la maggioranza resta neutrale. Questo può essere un problema di comunicazione: spesso le iniziative di sostenibilità o di welfare non vengono percepite dai dipendenti, generando un divario tra ciò che le aziende fanno e ciò che i lavoratori riconoscono.
Il BEF Index: sei dimensioni per leggere il benessere nel lavoro
Per leggere in modo più strutturato il benessere sul lavoro, l’Osservatorio quest’anno ha introdotto il BEF Index, sviluppato con la collaborazione metodologica di Ipsos Doxa. Si tratta di un indicatore costruito aggregando sei dimensioni: felicità (Happiness), crescita personale (Flourishing), benessere organizzativo (Wellbeing), capitale psicologico (PsyCap), attitudine verso la tecnologia (Tech Attitude) e sostenibilità (Sustainability). Calcolato su una scala da 0 a 100, il punteggio finale permette di leggere il benessere lavorativo in modo articolato, evidenziando punti di forza e aree di attenzione. Quest’anno il BEF Index generale nazionale si attesta a 50,6, appena sopra la metà della scala.
Tra le varie dimensioni, il capitale psicologico emerge come uno dei principali punti di forza dei lavoratori italiani. Resilienza, ottimismo, fiducia nelle proprie capacità e attitudine a gestire le difficoltà sono risorse preziose che permettono di affrontare cambiamenti, pressioni e imprevisti senza perdere motivazione. Allo stesso tempo, l’indagine mostra chiaramente che queste qualità individuali non possono compensare da sole condizioni di lavoro stressanti o poco sostenibili: senza ambienti organizzativi equilibrati e strutturati, la resilienza rischia di trasformarsi in tolleranza, se non stanchezza o disillusione.
Si nota una crescente attenzione al lavoro come spazio di crescita personale e realizzazione professionale, mentre sul fronte dell’innovazione e della tecnologia l’approccio dei lavoratori resta parziale e in evoluzione. La consapevolezza dell’importanza delle competenze digitali è diffusa, ma molti non si sentono preparati ad affrontare i cambiamenti tecnologici o a integrare nuovi strumenti nel proprio lavoro quotidiano.
Nel complesso, il quadro restituito dall’Osservatorio e dal BEF Index descrive una forza lavoro resiliente, adattabile e consapevole dei propri bisogni, capace di affrontare sfide e cambiamenti, ma anche attenta alla qualità della vita, alla sostenibilità dei modelli organizzativi e al valore delle relazioni professionali. Per le aziende, questi dati offrono indicazioni preziose: valorizzare il capitale psicologico, supportare la crescita personale e accompagnare l’innovazione può fare la differenza tra un ambiente di lavoro equilibrato e uno in cui lo stress rischia di prevalere.
Per Day, partecipare all’Osservatorio significa trasformare queste evidenze in azioni concrete: sviluppare servizi, iniziative e strategie che migliorino la vita lavorativa, a beneficio dei lavoratori, delle aziende e della società. Avremo molte occasioni per commentare i risultati insieme ai ricercatori Sandro Formica, Elga Corricelli ed Elisabetta Dallavalle, la prima sarà all’evento Smart City Lab il prossimo 25 marzo a Milano.
Marzo 16, 2026
Welfare Aziendale
Sostenibilità aziendale: quando il welfare diventa strategia
Ormai da tempo la sostenibilità è diventata uno dei principali criteri per valutare la solidità di un’impresa nel lungo periodo. Il concetto stesso di sostenibilità è andato ben oltre quello di impatto ambientale o di responsabilità sociale, trasformandosi progressivamente in una vera e propria strategia di gestione, capace di incidere sul modo in cui un’azienda crea valore, costruisce relazioni e affronta il futuro.
A rotazione, anche il welfare aziendale ha assunto un ruolo sempre più centrale. Per anni è stato interpretato soprattutto in chiave assistenzialista, come un insieme di benefit o servizi destinati ai dipendenti. Oggi è diventato uno strumento più strutturato e proattivo, con effetti diretti sul benessere delle persone, sull’inclusione e sulla qualità del lavoro. Quando viene progettato in modo coerente con gli obiettivi di sostenibilità, il cerchio si chiude e diventa una leva strategica capace di rafforzare competitività, reputazione e valore nel tempo.
Sostenibilità d’impresa e strategie ESG
Il welfare aziendale come leva di sostenibilità
Quando il welfare diventa "green"
Integrare davvero il welfare nella strategia aziendale
Un investimento per il futuro delle imprese
Sostenibilità d’impresa e strategie ESG
La sostenibilità aziendale è la capacità di un’organizzazione di generare valore nel tempo bilanciando i risultati economici con l’impatto ambientale e la responsabilità sociale. Un approccio sintetizzato nelle strategie ESG (Environmental, Social, Governance), che offrono un quadro strutturato per tradurre la sostenibilità in obiettivi misurabili e pratiche concrete.
La dimensione ambientale riguarda la gestione delle risorse e la riduzione degli impatti sul pianeta. La componente sociale comprende aspetti come salute, sicurezza, inclusione, benessere e diritti delle persone che lavorano in azienda. La governance, invece, riguarda trasparenza, etica e qualità dei processi decisionali.
Per un’impresa sostenibile non basta dichiarare di avere dei principi, questi devono entrare nella cultura organizzativa, nel modello di business e nelle politiche interne. In questa prospettiva il welfare aziendale è uno degli strumenti più immediati per tradurre la sostenibilità in azioni concrete.
Il welfare aziendale come leva di sostenibilità
Il welfare aziendale comprende l’insieme di iniziative, servizi e benefit pensati per migliorare la qualità della vita delle persone che lavorano in azienda e, spesso, anche delle loro famiglie.
Il suo contributo alla sostenibilità è duplice. Da un lato sostiene il benessere individuale e collettivo, offrendo strumenti utili per affrontare bisogni concreti: conciliazione tra lavoro e vita privata, supporto alla genitorialità, salute e prevenzione, assistenza alle persone fragili. Dall’altro rafforza la capacità dell’organizzazione di attrarre, motivare e trattenere talenti.
In chiave ESG il welfare si colloca principalmente nella dimensione sociale, ma ha connessioni anche con gli altri due pilastri. Alcune scelte di welfare, ad esempio, possono contribuire alla sostenibilità ambientale – pensiamo alla mobilità sostenibile o al lavoro da remoto ben organizzato – mentre una governance chiara del welfare richiede regole trasparenti, criteri equi di accesso e strumenti di misurazione dell’impatto.
In questo senso il welfare può essere visto come un acceleratore di sostenibilità: trasforma l’attenzione verso le persone in un sistema strutturato che migliora il clima organizzativo, riduce rischi come turnover e stress lavoro-correlato e rafforza la capacità competitiva dell’impresa.
Quando il welfare diventa “green”
Da questa evoluzione delle politiche di sostenibilità nasce anche un nuovo modo di intendere il welfare aziendale, definito green welfare.
Con questa espressione si indicano tutte quelle iniziative di welfare capaci di contribuire anche a obiettivi ambientali, orientando comportamenti quotidiani più sostenibili. Tra gli esempi più diffusi ci sono gli incentivi all’uso del trasporto pubblico o della mobilità dolce, attraverso rimborsi e convenzioni, oppure l’adozione di modalità di lavoro flessibili, come settimane corte o piani di smart working strutturato che riducano la necessità di spostamenti.
Anche il quadro normativo sta progressivamente riconoscendo queste soluzioni. L’Agenzia delle Entrate, recentemente, ha chiarito che la concessione ai dipendenti di biciclette a pedalata assistita (e-bike) per il tragitto casa-lavoro può rientrare tra le iniziative di welfare aziendale, se inserita in un piano organizzato dall’impresa. L’obiettivo è incentivare forme di mobilità alternative ai mezzi a combustione, con benefici sia ambientali sia per la salute delle persone. Riduce gli spostamenti inutili, migliora la gestione del tempo e promuove abitudini salutari.
Integrare davvero il welfare nella strategia aziendale
Perché il welfare contribuisca davvero alla sostenibilità non basta introdurre qualche iniziativa isolata: è necessario inserirlo in una strategia coerente e strutturata. Qui entrano in gioco i partner specializzati come Day che sappiano accompagnare le aziende in questo percorso.
Il primo passo è comprendere i bisogni dei dipendenti attraverso analisi interne, sondaggi e interpretazione dei dati HR, così da definire servizi utili e calati nel contesto. Il secondo passo è integrare il welfare con gli obiettivi ESG dell’organizzazione, ad esempio migliorando il benessere organizzativo, promuovendo inclusione e diversità o riducendo l’impatto ambientale degli spostamenti casa-lavoro.
È fondamentale stabilire una governance chiara: definire ruoli, budget, criteri di accesso e modalità di comunicazione in maniera trasparente e condivisa. Infine, occorre misurare l’impatto delle iniziative con indicatori concreti, come il livello di uso dei servizi, la soddisfazione dei dipendenti, la riduzione del turnover o la partecipazione ai programmi di prevenzione.
Dati tutti questi elementi, il welfare non è più un insieme di benefit occasionali, ma diventa parte integrante della cultura aziendale. Quello che fa Day è supportare le imprese nella progettazione di piani di welfare personalizzati, pensati a partire dai bisogni delle persone e gestiti attraverso piattaforme digitali semplici e intuitive, che rendono più efficiente sia la gestione del piano sia l’esperienza dei dipendenti.
Un investimento per il futuro delle imprese
Un welfare progettato in chiave sostenibile produce vantaggi tangibili. All’interno dell’organizzazione migliora il clima, rafforza il senso di appartenenza e aumenta l’engagement delle persone. Questo si traduce spesso in maggiore produttività, minore turnover e minori costi legati alla sostituzione del personale.
Sul piano esterno, invece, un welfare coerente con i principi ESG rafforza la reputazione dell’impresa e il suo employer branding, rendendola più attrattiva per talenti, clienti e partner.
In un contesto in cui stakeholder e investitori chiedono maggiore trasparenza, inoltre, avere politiche di welfare strutturate e misurabili aiuta le aziende a rispondere in modo credibile a queste aspettative, a dimostrare nei fatti il proprio impegno nella sostenibilità.
Marzo 09, 2026
Welfare Aziendale
Nomadi digitali: lavoro senza confini, nuove sfide per il welfare
I nomadi digitali sono professionisti che svolgono la propria attività lavorativa interamente online, senza il vincolo di una sede fisica stabile, scegliendo di spostarsi tra città o paesi diversi. Il fenomeno nasce ben prima della pandemia, ma l’accelerazione della trasformazione digitale e dello smart working gli ha dato una dimensione strutturale globale.
La categoria è molto ampia: oltre ai freelance che lavorano nel tech, include consulenti, sviluppatori, creativi, professionisti della comunicazione e del marketing, project manager, formatori, ma anche lavoratori subordinati che operano in full remote per aziende nazionali o multinazionali. Spesso si tratta di figure ad alta qualificazione, con competenze digitali e linguistiche avanzate, che lavorano per mercati internazionali pur scegliendo di vivere in contesti diversi da quelli dell’azienda o dei clienti.
L’elemento distintivo è la mobilità geografica resa possibile dalla digitalizzazione, non tanto la tipologia o l’orario di lavoro. A differenza del lavoro agile svolto prevalentemente a casa propria, il nomadismo digitale implica una scelta consapevole di spostamento e di permanenza temporanea in territori differenti, anche per periodi medio-lunghi.
Se il lavoro diventa indipendente dal luogo, il luogo si trasforma in una scelta precisa, dettata da tante variabili: qualità e costo della vita, servizi disponibili, infrastrutture digitali, fiscalità e opportunità di networking. Il nomade digitale non è un semplice "lavoratore a distanza", ma un professionista che integra mobilità, tecnologia e progettualità personale in un unico modello di vita e di lavoro.
Il nomadismo digitale come fenomeno globale
La questione normativa e fiscale
Un'opportunità per i territori
Cosa cambia per le imprese e il welfare aziendale
Il nomadismo digitale come fenomeno globale
Un recente approfondimento del Messaggero ha ripreso i dati del "Quarto Rapporto sul Nomadismo Digitale in Italia", realizzato dall’Associazione Italiana Nomadi Digitali con l’Università Ca' Foscari di Venezia. Dal quadro che emerge, il nomadismo digitale non è più un fenomeno marginale o legato esclusivamente alla fase immediatamente post-pandemica, ma una componente stabile del mercato del lavoro globale.
Le stime, elaborate anche sulla base di modelli adottati in paesi come Spagna ed Estonia, mostrano una forte discrepanza tra i lavoratori effettivamente presenti e quelli formalmente tracciati. In Italia mancano ancora dati ufficiali certi, con una forbice molto ampia tra le presenze registrate amministrativamente e dimensione reale del fenomeno.
La questione normativa e fiscale
Il nodo centrale riguarda il potenziale non intercettato. In assenza di strumenti normativi e amministrativi adeguati, molti lavoratori da remoto che soggiornano o operano stabilmente in Italia non sono evasori, ma restano fuori dal perimetro fiscale e contributivo nazionale.
Questo comporta una doppia criticità: da un lato c’è una perdita di gettito potenziale, dall’altro una mancata integrazione nel sistema di protezione sociale. Se il lavoro è svolto sul territorio, ma non viene regolato di conseguenza, si crea una zona grigia che indebolisce sia il sistema fiscale che quello previdenziale.
Il collegamento con il welfare è diretto. Regolarizzare il lavoro da remoto significa garantire accesso a tutele e diritti: copertura previdenziale, assistenza sanitaria, protezione in caso di malattia o maternità, contribuzione pensionistica.
Un sistema chiaro, digitale e semplificato permetterebbe di associare al prelievo fiscale un accesso trasparente ai servizi di welfare. La semplificazione, da tema amministrativo, diventa un presupposto per l’inclusione sociale di una nuova categoria di lavoratori mobili.
Un'opportunità per i territori
L’analisi evidenzia anche un cambiamento nelle preferenze dei nomadi digitali: mentre in passato le destinazioni più ambite erano soprattutto grandi città o mete turistiche, oggi cresce l’interesse per aree rurali e territori meno centrali, scelti per la qualità della vita, ritmi più sostenibili e un maggiore senso di comunità. Incidono anche il costo della vita più contenuto e la possibilità di lavorare in ambienti tranquilli, spesso a contatto con la natura, che favoriscono produttività e benessere personale.
Questa tendenza ha attirato l’attenzione delle istituzioni europee. Diversi programmi e progetti pilota stanno infatti esplorando il ruolo dei nomadi digitali come leva di sviluppo locale, soprattutto nelle aree interne caratterizzate da spopolamento, invecchiamento della popolazione e carenza di competenze digitali. L’arrivo di professionisti qualificati, spesso giovani, può portare nuova vitalità economica e culturale.
Anche perché, a differenza dei turisti, i nomadi digitali tendono a restare più a lungo e a inserirsi nella vita quotidiana delle comunità locali. Sono una presenza economica più stabile: affitti di medio periodo, utilizzo continuativo dei servizi, consumo nei negozi e nei ristoranti del territorio. In alcuni casi contribuiscono anche a generare nuove opportunità per piccole imprese e artigiani.
Naturalmente, perché questo processo produca effetti positivi, serve un ecosistema adeguato e un welfare territoriale solido. Infrastrutture digitali affidabili, servizi sanitari e di mobilità efficienti, spazi di coworking e luoghi di socialità sono condizioni essenziali per attrarre e trattenere lavoratori da remoto. Non a caso diversi territori stanno sperimentando modelli di “villaggi per nomadi digitali”, che combinano connettività, spazi di lavoro condivisi e iniziative di integrazione con la comunità locale.
Cosa cambia per le imprese e il welfare aziendale
Il fenomeno interroga anche le aziende. Con la diffusione di modelli fully remote e organizzazioni più flessibili, il welfare aziendale è chiamato a evolvere: deve diventare più digitale, adattabile e vicino ai bisogni reali delle persone. Se il lavoro non è più legato a un luogo fisico, anche i servizi di welfare devono poter accompagnare i lavoratori dappertutto, gestiti in modo semplice attraverso piattaforme online.
Da pacchetto standard, il welfare diventa un sistema di soluzioni personalizzabili, capace di seguire i diversi modi di lavorare e di vivere. È la prospettiva con cui Day sviluppa le proprie soluzioni: strumenti digitali, flessibili e modulabili, pensati per funzionare anche a distanza e per semplificare la gestione sia per chi ne usufruisce sia per gli HR.
Ad esempio, i buoni pasto Up Day possono essere utilizzati anche in smart working e permettono ai lavoratori di accedere a una pausa pranzo di qualità ovunque si trovino, spesso scegliendo ristoranti e attività del territorio, incluse realtà locali e a km zero. Un modo per sostenere al tempo stesso il benessere della persona e l’economia dei luoghi in cui vive o si sposta.
Allo stesso modo i buoni acquisto Cadhoc di Day sono uno strumento flessibile che può adattarsi alle esigenze di chi lavora da remoto o si muove tra città diverse: dall’acquisto di carburante ai libri, fino ai beni e servizi utili nel quotidiano. Un incentivo semplice da utilizzare, che lascia alle persone la libertà di scegliere ciò di cui hanno realmente bisogno.
Quando il welfare viene progettato in modo strutturato, può andare anche oltre. Attraverso piattaforme e servizi digitali come quelli sviluppati da Day, le aziende possono costruire piani di welfare che accompagnano i lavoratori anche fuori dall’ufficio, mettendo a disposizione servizi per la famiglia, il tempo libero, la salute, la crescita personale e la previdenza. In questo modo il welfare diventa anche uno strumento di connessione con i territori, creando reti di servizi e partner locali che generano valore sia per i lavoratori sia per le comunità.
Se il lavoro si libera dai modelli tradizionali, il welfare deve seguirlo. Il nomadismo digitale è uno dei segnali più evidenti di questa trasformazione: cambia il modo di lavorare, di organizzare la vita quotidiana e, di conseguenza, di costruire sistemi di benessere per le persone. In questo contesto, soluzioni digitali e flessibili come quelle sviluppate da Day permettono alle aziende di restare vicine ai propri dipendenti, ovunque si trovino.
Marzo 02, 2026
Welfare Aziendale
Il lavoro da donna in Italia: sfide, ostacoli e il futuro da costruire
Se sei una donna che lavora in Italia, sai quanto possa essere difficile conciliare lavoro, carriera e vita familiare: i numeri lo confermano. Un po’ maratona, un po’ percorso a ostacoli, dove molte porte sono aperte a metà, mentre altre restano direttamente chiuse.
Secondo l’ISTAT, oggi solo una donna su due è occupata, molto meno rispetto agli uomini e alla media europea. E anche a parità di ruolo e qualifiche, le donne continuano mediamente a guadagnare meno degli uomini.
È il cosiddetto gender gap e non riguarda solo l’accesso al lavoro, ma anche le opportunità di crescita e la stabilità economica: salari più bassi e carriere più discontinue espongono molte donne a una vulnerabilità finanziaria nel lungo periodo, una condizione che viene definita gender poor.
La maratona invisibile: il peso del lavoro di cura quotidiano
Innovazione a metà: il divario nei settori STEM
Il Welfare Aziendale, una soluzione per ridurre il gender gap
La maratona invisibile: il peso del lavoro di cura quotidiano
Il problema non è solo economico. In Italia, le donne continuano a farsi carico della maggior parte del lavoro di cura non retribuito, dedicando gran parte della giornata alle questioni familiari. Oltre l’80% se ne occupa ogni giorno, contro appena il 20% degli uomini.
Sono la parte più schiacciata della famosa generazione sandwich: devono prendersi cura dei figli piccoli e, allo stesso tempo, dei genitori anziani o di familiari bisognosi di assistenza. Conciliare scuola e attività extra-scolastiche dei figli, visite mediche dei bambini e dei nonni e gli imprevisti quotidiani con un lavoro stabile, la carriera o il tempo per aggiornarsi professionalmente diventa una vera sfida.
Anche chi ha un titolo di studio elevato spesso fatica a trasformare l’istruzione in opportunità concrete di lavoro o di crescita.
Innovazione a metà: il divario nei settori STEM
Il gender gap si fa sentire anche nei settori che dovrebbero rappresentare il futuro. Nei percorsi STEM – scienza, tecnologia, ingegneria e matematica – le donne sono ancora meno numerose e la loro presenza si assottiglia ulteriormente quando si passa dai ruoli tecnici a quelli decisionali e manageriali.
Questo significa che nei luoghi in cui si progettano le nuove tecnologie – piattaforme digitali, sistemi automatizzati, strumenti di intelligenza artificiale – le prospettive femminili rischiano di essere poco rappresentate. E quando mancano punti di vista diversi, l’innovazione finisce per essere meno inclusiva.
Il tema è particolarmente delicato nello sviluppo dell’intelligenza artificiale: gli algoritmi apprendono dai dati e riflettono le scelte di chi li programma. Se i team non sono equilibrati, il rischio è quello di replicare, anche involontariamente, stereotipi e disuguaglianze già presenti nella società.
La questione da occupazionale diventa culturale: chi costruisce il futuro digitale contribuisce anche a definirne le regole.
Il Welfare Aziendale, una soluzione per ridurre il gender gap
In questo scenario, le aziende hanno un ruolo concreto nella riduzione del divario di genere. Oltre a politiche di governance e inclusione, possono offrire strumenti concreti per aiutare le lavoratrici a conciliare lavoro, carriera e vita familiare, attraverso flessibilità e servizi mirati.
La piattaforma welfare di Day, utilizzata internamente e proposta alle aziende clienti, mette a disposizione rimborsi per attività scolastiche ed extra-scolastiche, supporto di baby-sitter e educatori, percorsi per bambini con bisogni speciali e assistenza medica a domicilio in caso di emergenze. Offre inoltre percorsi di stimolazione educativa, video consulti e corsi su gravidanza, salute e sviluppo dei figli, consulenze psicologiche e strumenti per affrontare temi attuali come cyberbullismo o benessere digitale.
Non mancano opportunità di crescita personale e professionale: corsi online accessibili in qualsiasi momento permettono di aggiornarsi, strumenti di orientamento aiutano a conoscere bonus e agevolazioni pubbliche, e percorsi specifici guidano nella gestione del carico familiare. In questo modo le lavoratrici possono tenere insieme vita privata e lavoro, crescere professionalmente e ritagliarsi spazi per sé, contribuendo concretamente a ridurre le disparità di genere.
Febbraio 23, 2026
Welfare Aziendale
Comuni italiani, la sfida dell’attrattività: perché il welfare può fare la differenza
Negli ultimi anni i Comuni italiani hanno visto diminuire in modo significativo il numero dei dipendenti. I dati del Conto annuale della Ragioneria generale dello Stato, analizzati da IFEL nel Rapporto Il personale dei Comuni italiani – Edizione 2025, mostrano che si è passati da oltre 479 mila lavoratori nel 2007 a poco più di 341 mila nel 2023: quasi il 29% in meno. Nel 2024 si registra un piccolo segnale di ripresa, ma la situazione resta delicata.
Non è solo una questione di pensionamenti: negli ultimi anni sempre più persone scelgono di lasciare volontariamente il Comune e dal 2022 le dimissioni hanno superato le uscite per età. Le previsioni indicano che nei prossimi sette anni potrebbero andare via circa 165 mila persone, quasi un dipendente su due rispetto a quelli oggi in servizio. Considerando che i Comuni gestiscono servizi fondamentali per i cittadini e una quota importante degli investimenti pubblici, perdere così tante competenze è un bel problema.
Perché si entra (e perché si pensa di uscire)
La PA di fronte a una sfida generazionale
Il contributo di Day: rafforzare il Total Reward nella PA
Perché si entra (e perché si pensa di uscire)
L'indagine 2025 "Lavorare in comune. Attrarre, assumere e valorizzare il personale", realizzata da IFEL su quasi 6.700 dipendenti, racconta cosa spinge a scegliere il Comune come datore di lavoro.
A fare la differenza, prima di tutto, sono la stabilità del posto, la possibilità di conciliare meglio lavoro e vita privata e la sicurezza di uno stipendio puntuale. Il "posto fisso" continua ad avere un valore, soprattutto per donne e giovani. Accanto a questo c’è anche una motivazione ideale: lavorare per la propria comunità, contribuire al bene comune, sentirsi parte attiva del territorio.
Il punto è che ciò che convince a entrare non sempre basta a restare. Quando si pensa di cambiare, pesano soprattutto gli aspetti economici: stipendi percepiti come poco competitivi e benefit accessori limitati. Un operatore comunale guadagna in media poco più di 23 mila euro lordi l’anno, mentre in altri comparti pubblici si arriva facilmente a 28–30 mila euro. A questo si aggiungono prospettive di crescita non sempre chiare, burocrazia, carichi di lavoro elevati e criticità organizzative.
In altre parole: si sceglie il Comune per la sicurezza, ma si guarda altrove quando si cercano opportunità, riconoscimento e sviluppo professionale.
La PA di fronte a una sfida generazionale
Per chi oggi entra nel mondo del lavoro, la sicurezza del contratto non basta da sola. Le nuove generazioni cercano possibilità di crescita, occasioni di formazione continua, capi capaci di guidare e ascoltare, ambienti collaborativi e strumenti che migliorino davvero la qualità della vita. Il "posto fisso" non ha perso completamente valore, ma non è più l’unico criterio di scelta: contano il percorso, le competenze che si acquisiscono, le prospettive future.
Se la Pubblica Amministrazione vuole essere competitiva anche per i talenti più giovani, deve ampliare la propria proposta. Non solo concorsi e stabilità, ma percorsi di carriera chiari, investimenti nelle competenze digitali, organizzazioni meno rigide e una reale attenzione alla valorizzazione delle persone. Aumentare gli stipendi non è sempre semplice, soprattutto in presenza di vincoli di bilancio. Ma esistono strumenti complementari che possono rafforzare la motivazione e incidere concretamente sul potere d’acquisto, rendendo l’offerta complessiva più attrattiva.
Il contributo di Day: rafforzare il Total Reward nella PA
In un momento in cui i Comuni faticano a trattenere competenze e ad attrarre nuove professionalità, facendo i conti con risorse limitate e aspettative crescenti, il welfare può diventare una risposta concreta e immediata. Non è solo una voce tecnica di bilancio, ma uno strumento per dimostrare un’attenzione reale verso chi ogni giorno garantisce servizi ai cittadini e per ripensare il modo in cui l’ente si prende cura delle proprie persone.
Buoni pasto, buoni acquisto e piani di welfare strutturati possono avere un impatto tangibile sulla quotidianità: alleggeriscono le spese familiari, sostengono i consumi essenziali e possono aprire opportunità sul piano culturale, formativo e dello sviluppo personale. Quando gli spazi per intervenire sugli stipendi sono limitati, queste soluzioni rappresentano una leva concreta per rafforzare il potere d’acquisto e rendere visibile l’impegno dell’organizzazione verso i propri dipendenti.
Tra le soluzioni più adottate dagli Enti Pubblici ci sono i buoni acquisto: strumenti semplici da gestire, utilizzabili nel rispetto dell’art. 51 del TUIR sui fringe benefit e quindi con vantaggi fiscali e contributivi per il dipendente entro i limiti previsti dalla legge. I Buoni Acquisto Cadhoc di Day, disponibili in formato digitale o cartaceo, possono essere spesi in oltre 35.000 punti vendita e online, dalla spesa al carburante, dai libri alla moda. In pratica, un aiuto diretto al bilancio familiare, facile da distribuire e con una gestione amministrativa snella per l’ente.
Accanto ai buoni acquisto, esistono piattaforme di welfare che permettono di offrire servizi e benefit più personalizzati, adattabili alle diverse esigenze: famiglia, formazione, tempo libero. Sono strumenti che non sostituiscono lo stipendio, ma lo affiancano, rafforzando il potere d’acquisto e ampliando l’offerta complessiva.
Integrare il welfare nella gestione del personale significa ampliare la proposta di valore della Pubblica Amministrazione. I risultati dell’indagine di IFEL evidenziano che le persone chiedono riconoscimento, prospettive e una migliore qualità dell’esperienza lavorativa. Rispondere a queste aspettative con strumenti coerenti e strutturati è una delle condizioni per rendere i Comuni più attrattivi e più solidi nel tempo.
Febbraio 16, 2026
Buoni Pasto
Il buono pasto tra normative e uso quotidiano: più equilibrio tra lavoro, spesa e territorio
Negli ultimi due anni il mondo dei buoni pasto ha iniziato a cambiare volto. Alcuni interventi normativi, introdotti in momenti differenti e con finalità distinte, stanno producendo effetti concreti sul mercato e sulle modalità di utilizzo da parte dei lavoratori.
Da una parte c’è il decreto dello scorso anno che ha fissato al 5% il tetto massimo alle commissioni applicabili agli esercenti (Legge n. 193/2024); dall’altra, più recente, l’innalzamento a 10 euro del valore defiscalizzato del buono pasto elettronico (Legge n. 199/2025).
Due misure autonome che, osservate insieme, aiutano a leggere l’evoluzione del buono pasto: uno strumento di welfare aziendale che oggi incide anche sulle dinamiche commerciali e sul potere d’acquisto delle persone.
Commissioni al 5%: un nuovo equilibrio per il mercato
Piccoli esercenti e commercio di prossimità: nuove opportunità
L'ingresso dei discount: una novità rilevante
Gli effetti sul potere d’acquisto
Commissioni al 5%: un nuovo equilibrio per il mercato
Per molti anni, uno dei fattori che ha influenzato la diffusione dei buoni pasto è stato il livello delle commissioni applicate agli esercenti, variabili a seconda del tipo di attività e degli accordi commerciali.
L’introduzione di un tetto massimo del 5%, uguale per tutti, ha portato maggiore uniformità e prevedibilità nel sistema: oggi gli esercenti sanno di poter fare affidamento su questo parametro fissato per legge e alcune categorie che prima restavano fuori dal circuito trovano ora più conveniente parteciparvi.
Non si tratta di un cambiamento immediato o uniforme, ma di un processo che sta gradualmente ampliando la rete degli esercizi convenzionati.
Piccoli esercenti e commercio di prossimità: nuove opportunità
Ad esempio, il nuovo quadro normativo, sembra favorire i piccoli negozi di vicinato: alimentari, gastronomie, forni e negozi specializzati.
Per questi esercizi, la riduzione delle commissioni può rendere più semplice e conveniente accettare i buoni pasto, integrandoli tra le modalità di pagamento abituali. In questo modo, i lavoratori trovano più punti di riferimento nel loro quartiere e nella zona attorno al posto di lavoro, rafforzando i legami tra consumatori e territorio.
Con l’allargamento progressivo dell’uso dei buoni pasto nei piccoli esercizi di prossimità, si va sempre più incontro agli obiettivi di km zero, sostenibilità e sostegno all’economia locale, favorendo acquisti più frequenti e distribuiti sul territorio e rendendo più concreto il valore quotidiano del buono pasto.
È una direzione che Day, come Società Benefit, sostiene da tempo: promuovere un utilizzo del welfare che crei valore ambientale e sociale, rafforzando il legame tra lavoratori, comunità e territorio.
L’ingresso dei discount: una novità rilevante
Ma uno degli effetti più evidenti del nuovo assetto normativo è stato l’ingresso – o il rafforzamento – dei discount alimentari nel circuito dei buoni pasto.
È un cambiamento importante, perché i discount raggiungono una fascia di consumatori molto ampia, con prezzi mediamente più contenuti, prodotti di marche meno conosciute e un’attenzione costante al rapporto qualità-prezzo.
Gli effetti sul potere d’acquisto
Nel contesto attuale, con un’attenzione crescente al costo della vita, l’aumento del valore nominale del buono pasto e la maggiore capillarità della rete degli esercenti convenzionati contribuiscono a rendere il buono uno strumento ancora più utile per i lavoratori.
La possibilità di utilizzarlo sia nei discount sia nei negozi di prossimità – spesso con prezzi più accessibili o filiere più corte – lo avvicina alle esigenze della spesa quotidiana, ottimizza il valore sullo scontrino senza cambiare la sua funzione di welfare.
In questo senso, il buono pasto conferma la capacità di adattarsi ai cambiamenti economici e sociali: l’allargamento della rete e l’adeguamento del valore defiscalizzato non stravolgono il passato, ma ne segnano un’evoluzione graduale, fatta di nuovi equilibri tra lavoro, consumi e territorio.
Febbraio 09, 2026
News
Day agli eventi trasforma ogni incontro in un gesto concreto
L’anno è iniziato da poco, ma una cosa è già certa: nei prossimi mesi Day parteciperà a molti eventi in giro per l’Italia. Occasioni diverse, contesti diversi, ma un elemento comune: l’incontro dal vivo con persone, aziende, partner e clienti dei nostri servizi. Momenti preziosi di confronto, divulgazione e informazione, in cui raccontiamo chi siamo e cosa facciamo.
Essere presenti agli eventi per noi significa prima di tutto creare relazioni. Ascoltare, condividere esperienze, fare informazione e contribuire alla diffusione di una cultura del lavoro e del welfare più consapevole. Come Società Benefit, però, sentiamo che la nostra presenza non può fermarsi allo scambio di contenuti o alla condivisione di competenze: vogliamo lasciare un impatto concreto sul territorio.
Lasciare una traccia concreta
Da questa idea nasce l’iniziativa di solidarietà che accompagnerà Day per tutto l’anno: ogni volta che partecipiamo a un evento, trasformiamo la nostra presenza in un gesto concreto, una donazione collettiva.
Quando ci incontrerai a un evento — sui nostri desk, durante gli interventi o negli spazi di incontro — potrai partecipare in modo semplice: troverai una cartolina con un QR Code per votare una delle associazioni che sosteniamo, quattro realtà selezionate tra quelle con cui già collaboriamo e attive in ambiti diversi e fondamentali: aiuto alimentare, cultura, famiglia e salute dei bambini.
Partecipare è facile e alla portata di tutti: 1 persona = 1 voto = 1 euro in più. Ogni voto fa crescere la donazione complessiva, perché crediamo che il coinvolgimento sia già di per sé un valore e contribuisca concretamente al progetto. A fine anno l’associazione più votata riceverà la donazione.
Le associazioni coinvolte
Queste sono le quattro realtà che potrai scegliere di sostenere con il tuo voto:
Banco Alimentare recupera e distribuisce le eccedenze alimentari per aiutare chi è in difficoltà, promuovendo la lotta alla fame, alla povertà e allo spreco alimentare. Day supporta l’iniziativa con la spesa solidale: è possibile donare box di cibo tramite i buoni pasto elettronici, con Day che ne cura la consegna.
Equi-Libristi svolge la sua attività nel territorio di Bologna e provincia, recuperando gratuitamente i libri destinati al macero a domicilio, per rimetterli in circolazione e redistribuirli. Day promuove il progetto #JustRead, che ha l’obiettivo di garantire l’accesso alla lettura a una larga parte della popolazione locale e favorire la creazione di legami sociali
L’Albero della Vita aiuta famiglie e bambini in difficoltà, garantendo protezione, educazione e crescita in Italia e nel mondo. Day ha finanziato il progetto triennale "Per un affido in più", aiutando a trovare, formare e sostenere famiglie affidatarie e ragazzi affidati.
Ageop si prende cura dei bambini malati di tumore e delle loro famiglie, offrendo accoglienza, supporto e assistenza durante tutto il percorso di cura e sostenendo la ricerca scientifica contro il cancro infantile. Day supporta Ageop con Zerovirgola, l’iniziativa che consente ai dipendenti di donare i centesimi dopo la virgola del proprio stipendio.
Un gesto semplice che genera impatto
Durante l’anno raccoglieremo i voti in tutti gli eventi a cui prenderemo parte. A fine anno, l’associazione più votata riceverà la donazione, come risultato di un percorso condiviso fatto di incontri, scelte e piccoli gesti che, messi insieme, generano un impatto reale.
Questa iniziativa racconta bene il modo in cui intendiamo il nostro ruolo: essere presenti, creare relazioni e restituire valore. Non solo parlare di sostenibilità e responsabilità sociale, ma praticarle, passo dopo passo, evento dopo evento.
Insieme, per fare la differenza.
Febbraio 02, 2026
News
Smart Spending: spendere meglio, non di più
Negli ultimi anni i prezzi hanno corso veloci, erodendo il potere d'acquisto di famiglie e lavoratori. Dopo il picco del 2022, con un’inflazione all'8,1%, gli aumenti hanno rallentato, ma continuano a farsi sentire. Fare la spesa, pagare bollette o pianificare investimenti è diventato più impegnativo, e spesso le risorse disponibili non bastano a coprire tutto ciò che serve. Anche le imprese devono fare i conti con costi crescenti per energia, materie prime e servizi.
È in questo scenario che entra in gioco lo smart spending: imparare a spendere meglio, senza tagli forzati e senza rinunciare alla qualità. Significa usare le risorse con attenzione, valorizzare ogni euro e trasformare le spese in opportunità che portano benefici concreti – per le persone, per le imprese e per la collettività.
Cosa significa davvero smart spending
I principi dello smart spending
Lo smart spending con Day
Smart spending, una scelta che guarda al futuro
Cosa significa davvero smart spending
A differenza del semplice "risparmiare", lo smart spending punta sulla qualità e sulla sostenibilità delle scelte. È un atteggiamento che porta a privilegiare ciò che dura nel tempo, a distinguere i bisogni reali dai desideri momentanei e a considerare l’impatto ambientale e sociale delle proprie decisioni di acquisto.
Non si tratta di tagli indiscriminati o rinunce forzate, come avviene nello spending cut, ma di allocare le risorse in modo strategico, scegliendo ciò che genera valore reale e benefici duraturi. Spendere in modo intelligente significa trasformare ogni scelta in un investimento: prodotti più resistenti, pratiche sostenibili e servizi utili diventano strumenti per ottenere vantaggi concreti, non solo per chi spende, ma anche per le persone e la collettività nel lungo periodo.
I principi dello smart spending
Lo smart spending si fonda su alcuni principi chiave che guidano le scelte quotidiane: dare priorità a ciò che conta davvero, investire in qualità più che in quantità scegliendo beni e servizi durevoli, monitorare con consapevolezza le spese per ridurre ciò che è superfluo e valutare sempre la sostenibilità, l’impatto sociale e ambientale delle proprie decisioni. Senza dimenticare l’innovazione: sfruttare strumenti digitali per ottimizzare i costi e rendere più semplici i pagamenti.
Questi principi possono essere applicati a diversi livelli. A livello personale, significa gestire il bilancio familiare con attenzione, facendo acquisti più intelligenti e risparmiando senza rinunciare alla qualità. In ambito aziendale, si traduce in investimenti mirati in formazione, tecnologie e welfare, che generano un ritorno concreto nel medio-lungo periodo. Infine, a livello pubblico e sociale, adottare pratiche di spesa consapevole significa orientare le politiche verso il benessere collettivo, migliorando l’efficienza dei servizi e riducendo gli sprechi.
Lo smart spending con Day
Lo smart spending trova un'applicazione pratica anche nel welfare aziendale e nei servizi e nelle soluzioni che Day mette a disposizione dei clienti. Per le persone, i buoni pasto e i buoni acquisto – spendibili non solo per la spesa, ma anche per cultura, benessere e tempo libero – rappresentano più di una semplice integrazione al reddito: aiutano a valorizzare ogni scelta di spesa, stimolando acquisti più consapevoli.
Per le aziende, significa costruire insieme a Day piani di welfare su misura, pensati per far fruttare al massimo le risorse disponibili e aumentare motivazione, produttività e soddisfazione dei collaboratori. Le soluzioni digitali e l’integrazione in wallet rendono tutto semplice, sostenibile e trasparente: dalla gestione dei buoni alla tracciabilità delle spese, è più facile avere una visione completa e ottimizzare le risorse.
Così, Day traduce i principi dello smart spending in azioni concrete. Ogni scelta, quotidiana o aziendale, diventa un’opportunità di valore reale e duraturo, capace di generare benefici concreti per le persone, per le aziende e per la collettività.
Smart spending: una scelta che guarda al futuro
Lo smart spending è prima di tutto un mindset: significa gestire le proprie risorse con attenzione, orientandole verso ciò che genera valore reale e benessere duraturo. Ridurre gli sprechi, fare scelte ponderate e usare il denaro in modo più efficace sono tutti modi concreti per applicarlo.
In un mondo in cui le risorse sono sempre più limitate, spendere meglio non è solo una buona abitudine: è una scelta sostenibile e efficiente, un investimento nel futuro, per sé stessi, per le aziende e per la collettività.
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